Chapter 863 of 914

Capitolo XVI .

Capitolo XVI .

Capitolo XVI .

Come quello che ·ssi può fare per uno, meglio è a ·ffarloper uno che per molti.

Item, quello che ·ssi può fare per uno, meglio è a ·ffarlo per uno che per molti. Questo così si dichiara: sia uno pel quale alcuna chosa si può fare et abbia nome A; e ·ssieno più cose per le quali similmente si possa questo fare e chiaminsi A et B. Adunque se quel medesimo che ·ssi fa per la A et B si può fare per la A sola, invano vi si assumme el B, perché per la assuntione sua nulla seguita, potendosi fare questo per la A solo. Però tale agunsione è vana et superfua, et hogni superfuo è inimicho a Dio et alla natura, et quello che dispiace a ·ccostoro è male: onde seguita che non solo è meglio fare per uno quello che ·ssi può, che per due, ma etiandio che ·ffare per uno è bene et per più è male. Item, la cosa si dice migliore per l’essere più propinqua allo hottimo; el fine ha natura d’ottimo, e ·ffare per uno è più propinquo al fine: adunque è meglio. E ·cche sia più propinquo, così è manifesto: sia el fine C, et el fare per uno sia A, e per due A et B. è manifesto che più lungha via è da la A per B in C, che dalla A solo in C. Ma la generatione humana si può reggere per uno prencipe. Per la qual cosa è da considerare che quando si dice che ‘per uno supremo prencipe si può governare’, non s’intende che qualunque minimo gudicio in qualunque villa possi da quello uno sanza mezo disporsi, conciosiaché ·lle leggi municipali alle volte manchino, et abbino bisognio di corretione, come dice el Filosafo nel quinto A Nicomaco, dove comenda Enpedocle. Inperò che ·lle nationi, regni et ciptà hanno tra loro certe propietà, per le quali bisognia con diferenti leggi governare: perché la legge è regola che diriza la via. Altrimenti conviene regholare gli Isciti, che vivono fuori del settimo clima et hanno molta inequalità di dì et di nocti e ·ssono da intollerabile fredo hopressati; et altrimenti e Garamanti, che abitano sotto lo equinotio e senpre hano la luce equale alla notte, e non possono per gran caldi patire vestimenti. Ma debbasi così intendere: che la humana generatione, secondo le comuni reghole che ·ssi convenghono a tutti, sia regholata dalla monarchia, et per la reghola comune sia a pace condotta. La quale reghola et legge debbono e principi partichulari dal monarcha ricevere, come lo intelletto praticho a fare concrusione d’operare riceve la propositione maggiore dallo intelletto speculativo, e ·ssotto quella agugnie la partichulare che è propia da ·llui, et particularmente alla hoperatione conchiude. E questo non solamente è possibile a uno, ma è necessario che da un solo proceda, acciò che ogni confusione dalli huniversali princìpi sia tolta. E questo essere fatto da Cristo scrive Moysè nella legge, el quale, assunti e principali de’ tribù de’ figliuoli d’Isdrael, lascava loro e gudìci inferiori, riserbando a ·ssé e supperiori et più comuni, e quali comuni usavano e principali pe’ loro tribù, secondo che a caschuna tribù si convenia. Adunque è meglio la humana generatione si governi per uno che per molti; e ·sse quello che è meglio è più accepto a Dio, conciosiacosaché ·dDio senpre voglia quello che è meglio, è ragonevole che sia a ·dDio acceptabilissimo el governo d’uno. Però la humana generatione hottime viverà quando sarà da uno governata; e così è necessaria la monarchia al bene essere del mondo.

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