Dante Allighieri a Giovanni del Virgilio, Egloga I
Dante Allighieri a Giovanni del Virgilio, Egloga I
Mopso e Titiro.
Giunger a noi vedemmo in negre note
Da bianco foglio sopportati carmi,
Che altri spremeva da Pierio petto;
E intenti a noverar, qual è costume,
5 Le già pasciute pecorelle, meco
Sotto una quercia Melibeo giaceva.
M.
Ed ei, che pur bramava unirsi al canto:
Titiro, disse, che mai vuoisi Mopso?
Tu ce lo narra.
T.
O Mopso, io ne rideva:
10 Ma quegli e più più davami stretta.
Io vinto dall’amor che per lui sento,
E alfin deposto, a mala pena, il riso:
Stolto, gli dico, e qual follia ti prende?
Te chiedono piuttosto le caprette,
15 Che son pur la tua cura, ancor che magra
La cenetta t’attristi. Ignoti affatto
Ti sono i paschi, che coll’alte cime
Nasconditor del sol Menalo adombra,
Ed àn vario color, d’erbe e di fiori.
20 Un fossatello umil di salci al rezzo
Lor va d’intorno e con onda perpetua,
Che dall’alto gli vien, bagna sue sponde.
Egli all’acqua, che d’alto il monte stilla,
Fece da sè la via per correr mite.
25 Mopso in tai paschi, mentre i buoi scherzando
Vanno fra l’erbe molli, osserva lieto
Le fatiche de’ numi e degli eroi:
Poi dell’alma il gioir versa, e dà fiato
Alla siringa sua, sì che gli armenti
30 Seguano il dolce suono, ed i leoni
Si calino dal monte al pian placati,
E rifluiscan l’onde, e delle piante
Le fronde, e plaudan le Menalie vette.
M.
Titiro, ei disse allor, se Mopso canta
35 In prati ignoti, io pur suoi versi ignoti
Potrò colla tua scorta agli sviati
Miei capretti insegnar: or, s’ei bramoso
Pregava sì, che farmi io mai poteva?
T.
Mopso già da molti anni, o Melibeo,
40 Diedesi ai monti Aonii, e mentre gli altri
Brigansi d’insegnar il civil dritto,
Impallidì de’ boschi sacri all’ombra.
Ei, d’onda aonia e di canoro latte
Sparso, m’invita alle cresciute fronde
45 Della mutata figlia di Peneo.
M.
Or che farai? Melibeo disse. Adunque
Disadorno pastor pei paschi andrai
Non d’alloro le tempie incoronato?
T.
O Melibeo, l’ onor dei vati è gito
50 In aria omai, e Mopso a gran fatica
Fu dalla Musa sostenuto insonne.
Io detto avea, quando la voce irruppe
Dello sdegno così: per colli e prati
Quanto belar, quando recinto il crine
55 Del verde lauro in sulle corde il suono
Desterò del Peana! Eppur mai sempre
Gl’ignari degli Dei campi e foreste
Io temerò. Le chiome trïonfante
Aggiustar non fia meglio, allor ch’io torni,
60 Bench’uso a biondeggiar, col crin canuto
Cinto di verde fronda all’Arno in riva?
M.
Ed ei: chi mai può dubitarne? Or dunque
Titiro bada, che veloce è il tempo,
Ed invecchiaro omai le pecorelle
65 Figlie dei capri, che alle madri demmo.
T.
Risposi allor: quando nel canto mio
Al mondo intorno gli scorrenti corpi,
E mostri avrò gli abitator del cielo,
Come gl’inferni regni, allora il capo
70 Grato cinger mi fia di lauro e d’edra.
Mopso me lo concede?
M.
Ed ei: che Mopso?
Forse non sai ch’egli riprende al vivo
Il comico parlar, sì perchè suona
Tutto vulgar sulla femminea bocca;
75 Sì perchè d’accettarlo hanno vergogna
Le Castalie sorelle?
T.
Anch’io, risposi;
E intanto i versi tuoi, Mopso, rilessi.
M.
Ed egli allor strinse le spalle, e, dunque,
Disse, che ne farem, volendo a Mopso
Dar la risposta?
T.
80 Ho meco, io dissi, quella
Pecorella gratissima, lo sai,
Che trar le poppe appena puote, tanto
Di latte abbonda, ed or sotto l’ingente
Rupe rumina l’erbe or or brucate.
85 A gregge alcun non appartiene, a stalla
Veruna non è avvezza, ha per costume
Venirmi presso, nè giammai per forza
S’avvicina alla secchia: io di mia mano
Per suo sollievo a mungerla son presto,
90 E qui dieci empirò vasi di latte,
Che a Mopso manderò.
M.
Sia pur; tu intanto
Bada ai lascivi capri, e impara il dente
A bene esercitar su dure croste.
T.
Sotto la quercia tali Melibeo
95 Versi, ed io pur, cantava: il farro intanto
Ne si cuoceva nell’umìl capanna.
