Chapter 831 of 914

Dante Allighieri a Giovanni del Virgilio, Egloga I

Dante Allighieri a Giovanni del Virgilio, Egloga I

Dante Allighieri a Giovanni del Virgilio, Egloga I

Mopso e Titiro.

 

Giunger a noi vedemmo in negre note

Da bianco foglio sopportati carmi,

Che altri spremeva da Pierio petto;

E intenti a noverar, qual è costume,

5  Le già pasciute pecorelle, meco

Sotto una quercia Melibeo giaceva.

M.

Ed ei, che pur bramava unirsi al canto:

Titiro, disse, che mai vuoisi Mopso?

Tu ce lo narra.

T.

O Mopso, io ne rideva:

10  Ma quegli e più più davami stretta.

Io vinto dall’amor che per lui sento,

E alfin deposto, a mala pena, il riso:

Stolto, gli dico, e qual follia ti prende?

Te chiedono piuttosto le caprette,

15  Che son pur la tua cura, ancor che magra

La cenetta t’attristi. Ignoti affatto

Ti sono i paschi, che coll’alte cime

Nasconditor del sol Menalo adombra,

Ed àn vario color, d’erbe e di fiori.

20  Un fossatello umil di salci al rezzo

Lor va d’intorno e con onda perpetua,

Che dall’alto gli vien, bagna sue sponde.

Egli all’acqua, che d’alto il monte stilla,

Fece da sè la via per correr mite.

25  Mopso in tai paschi, mentre i buoi scherzando

Vanno fra l’erbe molli, osserva lieto

Le fatiche de’ numi e degli eroi:

Poi dell’alma il gioir versa, e dà fiato

Alla siringa sua, sì che gli armenti

30  Seguano il dolce suono, ed i leoni

Si calino dal monte al pian placati,

E rifluiscan l’onde, e delle piante

Le fronde, e plaudan le Menalie vette.

M.

Titiro, ei disse allor, se Mopso canta

35  In prati ignoti, io pur suoi versi ignoti

Potrò colla tua scorta agli sviati

Miei capretti insegnar: or, s’ei bramoso

Pregava sì, che farmi io mai poteva?

T.

Mopso già da molti anni, o Melibeo,

40  Diedesi ai monti Aonii, e mentre gli altri

Brigansi d’insegnar il civil dritto,

Impallidì de’ boschi sacri all’ombra.

Ei, d’onda aonia e di canoro latte

Sparso, m’invita alle cresciute fronde

45  Della mutata figlia di Peneo.

M.

Or che farai? Melibeo disse. Adunque

Disadorno pastor pei paschi andrai

Non d’alloro le tempie incoronato?

T.

O Melibeo, l’ onor dei vati è gito

50  In aria omai, e Mopso a gran fatica

Fu dalla Musa sostenuto insonne.

Io detto avea, quando la voce irruppe

Dello sdegno così: per colli e prati

Quanto belar, quando recinto il crine

55  Del verde lauro in sulle corde il suono

Desterò del Peana! Eppur mai sempre

Gl’ignari degli Dei campi e foreste

Io temerò. Le chiome trïonfante

Aggiustar non fia meglio, allor ch’io torni,

60  Bench’uso a biondeggiar, col crin canuto

Cinto di verde fronda all’Arno in riva?

M.

Ed ei: chi mai può dubitarne? Or dunque

Titiro bada, che veloce è il tempo,

Ed invecchiaro omai le pecorelle

65  Figlie dei capri, che alle madri demmo.

T.

Risposi allor: quando nel canto mio

Al mondo intorno gli scorrenti corpi,

E mostri avrò gli abitator del cielo,

Come gl’inferni regni, allora il capo

70  Grato cinger mi fia di lauro e d’edra.

Mopso me lo concede?

M.

Ed ei: che Mopso?

Forse non sai ch’egli riprende al vivo

Il comico parlar, sì perchè suona

Tutto vulgar sulla femminea bocca;

75  Sì perchè d’accettarlo hanno vergogna

Le Castalie sorelle?

T.

Anch’io, risposi;

E intanto i versi tuoi, Mopso, rilessi.

M.

Ed egli allor strinse le spalle, e, dunque,

Disse, che ne farem, volendo a Mopso

Dar la risposta?

T.

80  Ho meco, io dissi, quella

Pecorella gratissima, lo sai,

Che trar le poppe appena puote, tanto

Di latte abbonda, ed or sotto l’ingente

Rupe rumina l’erbe or or brucate.

85  A gregge alcun non appartiene, a stalla

Veruna non è avvezza, ha per costume

Venirmi presso, nè giammai per forza

S’avvicina alla secchia: io di mia mano

Per suo sollievo a mungerla son presto,

90  E qui dieci empirò vasi di latte,

Che a Mopso manderò.

M.

Sia pur; tu intanto

Bada ai lascivi capri, e impara il dente

A bene esercitar su dure croste.

T.

Sotto la quercia tali Melibeo

95  Versi, ed io pur, cantava: il farro intanto

Ne si cuoceva nell’umìl capanna.

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