Capitolo VII .
Se al bene essere del mondo la tenporale monarchia è ordinata.
Risummendo quello che da prencipio dicemo, tre cose massimamente si dubitano circha la monarchia tenporale, laquale per comune vocabolo si chiama `inperio’; e di queste cose col prencipio assegnato et hordine dato vogliamo tractare. La prima quistione è questa: se al bene essere del mondo la tenporale monarchia è necessaria. Questo, non ostante alcuna forza di ragone o d’alturità, con potentissimi et validissimi argumenti si può mostrare; el prencipio de’ quali si può asummere nella Politicha d’Aristotile; hove e’ dicie che quando più cose a uno sono hordinate, conviene che una di loro regoli et reggha, et l’altre cose sieno regholate et rette. A questa sentenzia dà fede non solamente l’autorità dello autore, ma etiandio la ragone per caschedune cose discorente. Considera questo nello huomo, nel quale tutte le forze sue sono alla felicità hordinate, et la forza intellettuale di tutte l’altre è regulatrice et regina: altrimenti non potrebbe alla felicità pervenire. Ancora, nella casa el fine è preparare la famiglia al bene vivere. Huno bisognia che vi sia che reguli et regha, el quale padre di famiglia si chiama; hovero bisognia che in luogho suo sia hun altro, secondo la sententia d’Aristotile: «Hogni chasa è dal più antico governata»; l’uficio del quale, secondo Homero, è dare reghola agli altri et leggie. Di qui è huno proverbio che quasi bestemmiando dicie: «Abbi pari in chasa». Se noi consideriamo un borgho di case, el fine del quale è hun comodo soccorso di cose et di persone, conviene che uno vi sia regolatore degli altri, o preposto ivi da altri, o, con loro consentimento, come più preeminente eletto. Altrimenti non solo a quella mutua sufficientia non si perviene, ma alcuna volta, contendendo molti di soprastare, la vicinanza tutta si perverte. Similemente inn–una ciptà, della quale è fine bene et sufficientemente vivere, bisogna che ·ssia uno reggimento, e questo bisognia non solo nel governo diritto, ma etiandio nel perverso; et se questo non si fa, non solamente non si conseguita el fine della vita, ma etiandio la ciptà non è più quello ch’ell’era. Etiandio el regno partichulare, el fine del quale è tutto huno con quello della ciptà con magore fidanza di sua tranquilità, conviene che ·ssia huno re che regha et governi; altrimenti e subditi nonn–aquisterebbono el debito fine et il regnio perirebbe, secondo che ·lla inneffabile Verità dicie: «Hogni regnio in sé medesimo diviso sarà disolato». In questo medesimo modo in tutte le cose che a uno si dirizano si debbe gudicare. E perch’egli è manifesto che tutta la generatione humana è ordinata a uno, come sopra è mostro, bisognia che ·ssia uno che reguli et regha, et costui si debba chiamare ‘monarcha’ et ‘inperadore’. Così è chiaro che al bene essere del mondo è necessario che la monarchia e lo ‘nperio sia.
