Capitolo XII .
Che dovunque può essere litigio, ivi debbe essere gudicio.
Dovunque può essere litigio, ivi debbe essere gudicio, altrimenti sarebbe la cosa inperfetta sanza la perfetta honde possa avere perfetione: è questo è inpossibile, conciosiaché Iddio et la natura nelle cose necessarie non manchino. Ma tra due principi, de’ quali nessuno è all’altro subgetto, può essere contentione, ho per colpa sua o per colpa de’ subditi: e per questo tra costoro debbe essere gudicio. Et perché l’altro non può gudicare dell’altro, essendo pari, bisognia che ·ssia un terzo di più anpla guriditione che ·ssopra amendun questi signoreggi. Quello ho e’ sarà un prencipe, ho e’ saranno più. Se sarà uno, noi abbiàno el proposito nostro; se saranno più, possono insieme contendere, e però hanno bisognio d’un terzo sopra ·lloro gudicatore. E ·ccosì ho noi proccedereno in infinito, la quale cosa essere non può, ho noi perveremo a uno principe el quale, o sanza mezo o co mezi, tutte le lite decida. Questa ragone significava Aristotile quand’e’ diceva: «Le cose non vogliono essere male disposte; la moltitudine de’ prencipi è male; adunque debbe essere uno principe».
