IV. Di Giovanni del Virgilio
Il Teologo DANTE, il non ignaro
Di domma alcuno, cui Filosofia
L’almo petto dischiuda, e le sia caro;
Ei gloria delle Muse, e che ognor fia
5 Autor vulgare al popolo gradito,
Qui giace, e in ciel del nome empie ogni via.
Distribuì agli estinti il proprio sito
Egli, ed il regno delle doppie spade,
Di retore e di loico usando il rito.
10 Presso al morir suonar feo le contrade
Pierie al suon di pastorali avene;
Ma il coglie Atropo, ahi cruda!, e l’opra cade.
Fiorenza ingrata un frutto amaro bene
Diègli a gustar, da quando al suo poeta
15 Dell’esilio patir fece le pene.
La pietosa Ravenna invece è lieta,
In sen del Duca suo Guido Novello,
D’avergli dato almen stanza quïeta.
Tredici volte cento, e unito a quello
20 D’anni vent’uno il novero volgea,
Quando Settembre, agl’idi, apria l’avello,
