Chapter 830 of 914

Giovanni del Virgilio a Dante Allighieri, Epistola

Giovanni del Virgilio a Dante Allighieri, Epistola

Giovanni del Virgilio a Dante Allighieri, Epistola

Delle Muse alma voce, che di nuovi

Canti l’inferno orbe ricrei, con fronda

Vitale a ripurgarlo, il trino stato

Mentre svolgi, che fisso è degli estinti

5  Al merto; l’Orco ai peccatori, a’ spirti

Sospirosi del cielo il leteo fiume,

Ed a’ beati i regni al sol di sopra;

A che sempre vorrai cose sì gravi

Gittar al vulgo? E noi da studio emunti,

10  Nulla di te poeta leggeremo?

Di Davo muoverà prima la cetra

Il ricurvo delfin; prima gli enimmi

Svolger potrà della fallace Sfinge,

Che la gente idiota raffiguri

15  Il Tartaro profondo, e quell’arcane

Sedi del ciel, che Plato attinse appena,

E che pur non digeste, gracidando

Il comico buffon, che Flacco aborre,

Canta sul trivio. —

   E tu dirai: Non parlo

20  Di tai cose a costor, ma solo ai dotti.

Sì; ma in carme laicale, e il clero sprezza

Quanti, eguali anche sien, mille i dialetti.

Arroge: niun di lor, cui sesto assidi,

Nè quegli, cui nel ciel tieni sì presso,

25  In lingua popolar scrisse giammai.

Lo perchè liberissimo censore

Di vati parlerò; se pur al dire

La briglia alquanto d’allentar concedi.

Prodigo a’ porci non gittar le perle,

30  Nè manto vil prema le Dee Castalie.

Ben ti prego cantar cose, che illustre

Te possan far con verso a tutti conto.

Chè molte già dal tuo narrar la vita

Chiedon le imprese. Or via, narra di Giove

35  Dove al ciel si levò l’Aquila ultrice;

Narra su via quai fiori e quali gigli

L’arator franse; da canino dente

Narra le frigie damme lacerate,

Narra i liguri monti, e di Partenope

40  Le flotte con tal carme, onde tu possa

Toccar d’Alcide le colonne, e l’Istro

Usato a refluir ti legga e ammiri,

E te il Faro conosca, e te l’antico

Della misera Dido estinto regno.

45  Se la fama ti giovi, a breve cerchio

Contento non starai, nè ti fia grato

Di giudice vulgar cogliere il plauso.

Io, se degno men credi, eccoti io primo,

Qual cherco delle Muse, e del sonante

50  Maron valletto, del ginnasio a tutti

Godrò mostrarti di Penea corona

Dei vincitori al paro incoronato

Ambe le tempie, ed olezzante; io, come

Sovra destriero banditor sonoro,

55  Che a sè medesmo plaude, i fatti egregi

Nell’annunziar al popolo festante.

E l’orecchio di già suoni guerreschi

Mi percuotono orrendi. E a che sospira

Il gran padre Apennino? Il mar Tirreno

60  A che provoca mai? ed a che freme

L’un Marte e l’altro? — Ah! tocca pur la cetra,

E pon di tanti alle fatiche un freno.

Se non canti di ciò, gli altri poeti,

Sospesi in aspettar che solo a tutti

65  Tu ne pigli a cantar, tutto in oblio

Lascieranno cader.

    Pur, la speranza

Poichè mi desti di veder le sponde

Dell’Eridàno, e di cortesi note

Concedermi l’onor, se non t’incresce

70  D’aver pria letto questi carmi imbelli,

Che a cigno arguto un papero s’arrischia

Di sussurrar, maestro, o mi rispondi,

O non voler delusi i voti miei.

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