Chapter 564 of 914

LXXXIII - Poscia ch’Amor del tutto m’ha lasciato

LXXXIII - Poscia ch’Amor del tutto m’ha lasciato

LXXXIII - Poscia ch’Amor del tutto m’ha lasciato

Rime allegoriche e dottrinali

 

Poscia ch’Amor del tutto m’ha lasciato,

non per mio grato,

ché stato non avea tanto gioioso,

ma però che pietoso

5  fu tanto del meo core,

 

che non sofferse d’ascoltar suo pianto;

i’ canterò così disamorato

contra ‘l peccato,

ch’è nato in noi, di chiamare a ritroso

10  tal ch’è vile e noioso

 

con nome di valore,

cioè di leggiadria, ch’è bella tanto

che fa degno di manto

imperial colui dov’ella regna:

15  ell’è verace insegna

 

la qual dimostra u’ la vertù dimora;

per ch’io son certo, se ben la difendo

nel dir com’io la ‘ntendo,

ch’Amor di sé mi farà grazia ancora.

20  Sono che per gittar via loro avere

 

credon potere

capere là dove li boni stanno

che dopo morte fanno

riparo ne le mente

25  a quei contanti c’hanno canoscenza.

 

Ma lor messione a’ bon non pò piacere,

perché tenere

savere fora, e fuggiriano il danno,

che si aggiugne a lo ‘nganno

30  di loro e de la gente

 

c’hanno falso iudicio in lor sentenza.

Qual non dirà fallenza

divorar cibo ed a lussuria intendere?

ornarsi, come vendere

35  si dovesse al mercato di non saggi?

 

ché ‘l saggio non pregia om per vestimenta,

ch’altrui sono ornamenta,

ma pregia il senno e li genti coraggi.

E altri son che, per esser ridenti,

40  d’intendimenti

 

correnti voglion esser iudicati

da quei che so’ ingannati

veggendo rider cosa

che lo ‘ntelletto cieco non la vede.

45  E’ parlan con vocaboli eccellenti;

 

vanno spiacenti,

contenti che da lunga sian mirati;

non sono innamorati

mai di donna amorosa;

50  ne’ parlamenti lor tengono scede;

 

non moveriano il piede

per donneare a guisa di leggiadro,

ma come al furto il ladro,

così vanno a pigliar villan diletto;

55  e non però che ‘n donne è sì dispento

 

leggiadro portamento,

che paiono animai sanza intelletto.

Ancor che ciel con cielo in punto sia,

che leggiadria

60  disvia cotanto, e più che quant’io conto,

 

io, che le sono conto

merzé d’una gentile

che la mostrava in tutti gli atti sui,

non tacerò di lei, ché villania

65  far mi parria

 

sì ria, ch’a’ suoi nemici sarei giunto:

per che da questo punto

con rima più sottile

tratterò il ver di lei, ma non so cui.

70  Eo giuro per colui

 

ch’Amor si chiama ed è pien di salute,

che sanza ovrar vertute

nessun pote acquistar verace loda:

dunque se questa mia matera è bona,

75  come ciascun ragiona,

 

sarà vertù o con vertù s’annoda.

Non è pura vertù la disviata,

poi ch’è blasmata,

negata là ‘v’è più vertù richesta,

80  cioè in gente onesta

 

di vita spiritale

o in abito che di scienza tiene.

Dunque, s’ell’è in cavalier lodata,

sarà mischiata,

85  causata di più cose; perché questa

 

conven che di sé vesta

l’un bene e l’altro male,

ma vertù pura in ciascuna sta bene.

Sollazzo è che convene

90  con esso Amore e l’opera perfetta:

 

da questo terzo retta

è vera leggiadria e in esser dura,

sì come il sole al cui esser s’adduce

lo calore e la luce

95  con la perfetta sua bella figura.

 

Al gran pianeto è tutta simigliante

che, dal levante

avante infino a tanto che s’asconde,

co li bei raggi infonde

100  vita e vertù qua giuso

 

ne la matera sì com’è disposta:

e questa, disdegnosa di cotante

persone, quante

sembiante portan d’omo, e non responde

105  il lor frutto a le fronde

 

per lo mal c’hanno in uso,

simili beni al cor gentile accosta;

ché ‘n donar vita è tosta

co’ bei sembianti e co’ begli atti novi

110  ch’ognora par che trovi,

 

e vertù per essemplo a chi lei piglia.

Oh falsi cavalier, malvagi e rei,

nemici di costei,

ch’al prenze de le stelle s’assimiglia!

115  Dona e riceve l’om cui questa vole,

 

mai non sen dole;

né ‘l sole per donar luce a le stelle,

né per prender da elle

nel suo effetto aiuto;

120  ma l’uno e l’altro in ciò diletto tragge.

 

Già non s’induce a ira per parole,

ma quelle sole

ricole che son bone, e sue novelle

sono leggiadre e belle;

125  per sé caro è tenuto

 

e disiato da persone sagge,

ché de l’altre selvagge

cotanto laude quanto biasmo prezza;

per nessuna grandezza

130  monta in orgoglio, ma quando gl’incontra

 

che sua franchezza li conven mostrare,

quivi si fa laudare.

Color che vivon fanno tutti contra.

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