Chapter 417 of 914

CLXXI La Vec[c]hia

CLXXI La Vec[c]hia

CLXXI La Vec[c]hia

“E s’e’ viene alcuno che·tti prometta,

E per promessa vuol c[h]’a·llui t’attacci,

I’ non vo’ già perciò che·ttu lo scacci,

Ma digli c[h]’altro termine ti metta,

Perciò c[h]’avrai allor troppo gran fretta;

E sì vo’ ben che ‘l basci e che·ll’abracci,

Ma guarda che co·llui più non t’impacci,

S’e’ non iscioglie prima la maletta.

O s’alcun ti mandasse alcuno scritto,

Sì guarda ben la sua intenzione,

Ched e’ non ab[b]ia fintamente scritto;

E poi sì gl[i]ene fa risponsione,

Ma non sì tosto: atendi un petitto,

Sì ch’egli un poco stea in sospez[z]one.

CLXXII La Vec[c]hia

“E quando tu udirai la sua domanda,

Già troppo tosto non sie d’acordanza,

Né non fare di lui gran rifusanza:

Nostr’arte sì no’l vuol né no’l comanda.

Cortesemente da·tte sì ‘l ne manda,

E stea il su’ fatto tuttora in bilanza,

Sì ch’egli ab[b]ia paura ed isperanza

Insin ch’e’ sia del tutto a tua comanda.

E quand’e’ ti farà più pregheria,

Tu gli dirai tuttor che·ttu sie presta

A fargli tutta quanta cortesia,

E dì che ‘l su’amor forte ti molesta;

E così caccia la paura via.

Po’ dimora con lui e fagli festa.

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